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lunedì 19 marzo 2018

Presentazione - Concesion Gioviale e Emiliano Guiducci

Oggi ho il piacere di presentarvi questi due autori e il loro lavoro, sono sicura sarà interessante e che vi incuriosiranno come lo hanno fatto con me.
Che aspettate sotto a leggere.
Per prima cosa conosciamoli un pò, eccovi le loro biografie.




Concesion Gioviale, nasce a Roma nel 1981, figlia di un padre operaio e di una madre casalinga e cittadina spagnola, cresce in una famiglia semplice che le insegna i valori della vita, come il rispetto e la condivisione, alla quale tiene in modo particolare.
Dopo aver frequentato il liceo Scientifico, frequenta un corso professionale e prende un attestato di diploma di “addetta agli uffici import- export”.
Per problemi familiari, è costretta ad abbandonare l’università e viene assunta come responsabile reclami e rimborsi, per una nota società di trasporti.
Nel corso degli anni, Concesion coltiva la passione per la scrittura, iniziando a scrivere il suo primo racconto, ispirato a un noto anime Giapponese: Ken Shiro.
La Dottoressa Daniela Zanarini, sua insegnante di lettere, si accorge della sua innata passione per la scrittura e le propone di partecipare a un concorso, ma l’autrice rifiuta pensando di non farcela; sotto consiglio di insegnanti e compagni di classe, alla fine cambia idea, ma senza passare per la correzione della professoressa di Italiano.
La Biblioteca comunale Federico Borromeo, con la partecipazione di Stefano Masciarelli, decide di premiarla tra i primi dieci, pubblicando il suo estratto “Lettera al sindaco”, in una raccolta che parla di giovani.
La donna continua a scrivere tenendo tutto per se, fin quando una collega di lavoro non la spinge a partecipare a un noto concorso letterario.
Concesion vince il concorso. Si rende conto che il contratto editoriale che le propongono è a pagamento e vi rinuncia.
Nonostante ciò, continua a scrivere e colleziona la bellezza di diciassette lavori tra racconti brevi e romanzi, oltre ad ampliare la sua collezione di poesie.
In seguito, una serie di problemi personali e familiari, la costringono a dedicare sempre meno tempo alla scrittura, fino ad abbandonarla completamente. Anni dopo, un colpo di fortuna e uno social network, le fanno incontrare Valentino Spedicato, suo vecchio compagno di classe delle scuole medie, che la fa avvicinare alla musica, essendo il batterista dei Biancostile, una band di emergenti Capitolini; prima come amica, poi come fan e ancora come autrice, la ragazza riprende in mano il suo sogno, attraverso il loro. Quasi per scherzo, su Facebook inizia a scrivere un capitolo del suo primo e futuro romanzo.
Stimolata da Vincenzo Giannone, leader della band, la donna manda il manoscritto a ben quindici editori di cui sei lo selezionano per essere pubblicato. Qui comincia l’avventura con la Sovera edizioni che nel 2012 decide di pubblicare il romanzo “Prendi e Vai”, ispirato proprio alla band.
Questo libro porta all'autrice molti risultati, su web si possono trovare recensioni molto positive. È stato portato alla fiera di Francoforte, tradotto in Inglese e ha avuto un notevole successo.
Nel 2013 entra e fa parte del team “Nuovi autori nel cuore di Roma” una manifestazione completamente gratuita che promuove artisti emergenti. In veste di addetto ufficio stampa.
In contemporanea, viene reclutata da “Anime di Carta”, un’associazione culturale capitanata dalla direttrice artistica Emanuela Petroni, che si occupa di promuovere arte a 360 gradi.
Nel 2014 Concesion ha il ruolo di giuria tecnica nonché inviata speciale della trasmissione radiofonica “Heroes of the night” di Radio Onda libera, la quale promuove musica emergente.
Il lavori dell’autrice non finiscono qui. Nel 2013 è anche collaboratrice della rivista “Sulpalco.com” e si occupa di recensioni per artisti emergenti.
Tutti gli impegni dell’autrice vengono svolti da lei in maniera gratuita, senza contributi di nessun tipo. Si batte per una causa molto importante, nella cultura emergente Italiana, la vuole tenere qui nel nostro paese il quale, spesso, chiude le porte, ad autori di nicchia.
Il 2 aprile 2014 entra a far parte della rosa degli autori di David and Matthaus edizioni.
Il 22 settembre 2014 esce il suo secondo romanzo: Stazione d'arrivo (David and Matthaus edizioni).
In concomitanza esce anche una raccolta di romanzi brevi: Qui dove camminano gli angeli ( David and Matthaus edizioni) di cui il ricavato andrà devoluto a una Onlus che si occupa della cura per il cancro.
Nel 2016, Concesion, decide di riprendere in mano il suo primo lavoro, originalmente intitolato L’Angelo del male. Un fantasy- gotico- psicologico a cui è molto legata. Manca però qualcosa. Ed è ancora una volta un social ad aiutarla. Chiede aiuto a qualcuno per la descrizione delle scene di combattimento e un suo caro amico, Emiliano Guiducci, nonché musicista e cintura nera di arti marziali, si offre per darle una mano. Dalla loro collaborazione nasceranno nuovi personaggi e idee che indurranno Concesion a fare del musicista, il suo co-autore. Qui prende vita il primo capitola de La bilancia dei Mondi divisi, pubblicato sotto pseudonimo di Veronica C. Aguilar.
Da subito, il primo libro della saga, ottiene riscontri positivi. Centinaia e centinaia di copie vengono vendute nelle migliori fiere del libro, tra le quali quella di Torino, di cui Concesion è responsabile della Youcanprint.it, piattaforma di auto-pubblicazione che utilizza per la pubblicazione del fantasy.
Grande successo e visualizzazioni anche su Wattpad, sempre come Veronica Aguilar, con Ali ai piedi. Il romanzo tratta le vicende di una cantante/ballerina che perde un piede e che dovrà imparare a camminare di nuovo e in un modo completamente diverso. Il romanzo cattura l’attenzione di vari editori e presto sarà rivelato il nome di chi pubblicherà il cartaceo.
Nel 2017, sempre tramite Youcanprint.it, l’autrice pubblica una raccolta di prosa e poesia, Tutto quello che volevo dirti, dedicata a una parentesi molto importante della sua vita. Che le ha permesso di crescere, maturare e fare il cambiamento che tanto aspettava: quello interiore e che rende sereni.
Direttrice artistica del movimento In giro con l’arte. Un movimento artistico che si occupa di arte a 360% e che organizza eventi culturali gratuiti e senza scopo di lucro. Collaboratrice del laboratorio Musa distorta, diretto e coordinato da Emiliano Guiducci e che si muove per far spazio ad artisti di nicchia.



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 La musica è di famiglia in casa Guiducci, Eugenio Guiducci infatti suona nella banda del Vaticano e trasmette al figlio l'amore per le 7 note. Vivacità compositiva ed abilità nello scrivere testi portano Emiliano in contatto con i turnisti più importanti di Roma, questo confronto fa nascere presto la necessità di approfondire le sue conoscenze musicali ed il suo bagaglio tecnico, frequenta l'UM e successivamente studia teoria musicale e solfeggio con il prof. Dimarzio. Canta in un coro di musica sacra con la quale si esibisce dal vivo in diverse occasioni. Da dieci anni si dedica con successo all'insegnamento e collabora con strutture assistenziali e comunità terapeutiche.

Fin da bambino entra nel coro polifonico della chiesa, dapprima esibendosi solo durante le funzioni, successivamente, ne fa parte in pianta stabile, anche per esibizioni all'esterno. Nel 1998 forma la sua prima rock band come chitarrista, nel 2004 pubblica il suo primo disco distribuito da una etichetta (come chitarrista ed autore di testi e musiche) nel 2007 arrivano altre 2 pubblicazioni; un EP da solista in cui suona tutti gli strumenti (tranne la batteria) ed un Ep con un trio Rock denominato Kriya che lo vede impegnato come Bassista, voce ed autore dei testi. Tra le esibizioni più importanti da segnalare il Rock fest 80, Diretta radiofonica su radio Meridiano 12, e il Maggio Spoletino,il festival delle arti di strada a Roma, la festa per la pace e il passaggio di suomio brano su Radio Capital.


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La bilancia dei Mondi Divisi – Riflessi diversi è un libro del 2016, scritto da Veronica C. Aguilar con la cooperazione del cantautore Emiliano Guiducci.  Il primo romanzo fantasy psicologico della saga “La bilancia dei Mondi divisi”.
I libri:
·       La bilancia dei Mondi divisi – Riflessi diversi
·       La bilancia dei Mondi divisi – La strega
·       La bilancia dei Mondi divisi – Caos
·       La bilancia dei Mondi divisi – Equilibrium
·       La bilancia dei Mondi divisi – New York, il viaggio.
Sara Kilshore è un’adolescente che, dopo la perdita dei genitori, viene attaccata da una creatura misteriosa che solo lei sembra in grado di poter vedere. Per questo motivo, una volta a settimana, si reca nello studio di Isac, il suo psicologo. La sua famiglia, morta in strane circostanze, le ha fatto credere di avere un disturbo della memoria, causato da una caduta accidentale, ma l’incontro con Tobia la catapulterà in un mondo che pensava essere frutto della sua immaginazione e di cui ignorava l’esistenza. Demoni, spiriti e strane creature sono reali e le danno la caccia.  Si affida a Tobia, l’unica persona che sembra crederle. Nemmeno il suo amico Daniele e suoi tutori l’ascoltano, la credono malata. Un viaggio a New York e l’incontro con la zia Claire, faranno chiarezza nel suo passato, facendole prendere atto che il destino dell’umanità è nelle sue mani. In passato qualcosa è andato storto e alcune anime malvage vagano sulla terra. Il compito di Sara è rintracciarle e farle tornare da dove vengono. Tre mondi, tre porte, tre guardiani e tre chiavi. Queste sono le cose che le serviranno per ristabilire l’equilibrio tra tre dimensioni diverse. Un intreccio tra passato, futuro e presente, costringeranno la protagonista a superare molte prove di coraggio e di forza, ma soprattutto la porteranno ad affrontare la battaglia più difficile: quella contro se stessa.


Sinossi breve:
Tre mondi, tre chiavi, tre guardiani, tre cancelli. Una vita fatta di illusioni, un'identità nascosta. Una corsa contro il tempo: il passato, il futuro, il presente. Una caccia al tesoro mortale. Una storia d'amore molto pericolosa. Demoni, spiriti, streghe. La Chiesa, la CIA e Lui, il Signore del male. Questi sono gli elementi racchiusi nella storia di Sara Kilshore, la protagonista de La bilancia dei Mondi divisi. Un romanzo fantasy gotico psicologico che non vi darà tregua fino all'ultima riga.



Estratto

Una macchina bianca ci attendeva all’uscita del nostro palazzo, una vecchia struttura degli anni Quaranta circondata da edifici simili, non vi erano né vegetazione, né strade asfaltate, né cortili dove poter giocare, solo tantissima sabbia dorata. Piangevo e gridavo qualcosa a un ragazzo di cui, quando è cominciata questa storia, non ricordavo nemmeno il nome; al contrario, però, ne rammentavo l’aspetto: avrà avuto poco più di tredici anni e, nonostante fosse molto giovane e la sua corporatura molto esile, aveva già dei muscoli forti ed evidenti.
Perfino quel giorno indossava la sua vecchia maglietta azzurra, aderente e sporca, i suoi capelli neri erano in disordine e il suo sguardo a mandorla color petrolio era coperto da un velo di tristezza: mi vedeva andare via. In sua compagnia c’era un altro ragazzino più piccolo, di cui ricordo invece il nome: Bartolomeo. Spesso ci allenavamo insieme, aveva due anni più di me, e, come il primo, nonostante l’età, era già molto forte. Mentre mi salutava, le lacrime rendevano i suoi occhi marroni ancora più belli, un impulso nervoso costrinse le sue dita a sfregare forte la chioma rossa, mentre io battevo il palmo delle mani contro il vetro dell’auto, gridavo, ero disperata. Lo vidi correre verso di noi e lo sentii urlare il mio nome: Sara.
Il rumore assordante di un tuono mi riportò alla realtà: la pioggia batteva violenta contro il finestrino della Mercedes nera di Bruno, osservavo quello che stava accadendo fuori, pensai che non ero poi così sola nel dramma, il cielo piangeva con me, nascondendo il mio grido silenzioso.



Era il quattro settembre del 1998 ed ero chiusa in quell’auto da soli dieci minuti, ma il tempo sembrava quasi volesse prendersi gioco di me fermandosi. Quel compleanno lo avrei ricordato per tutta la vita.
Il motore si spense, la mia immagine riflessa nel finestrino cambiò improvvisamente espressione. Era arrivato il momento che odiavo di più, quello” dell’addio”. Feci una smorfia. Davanti a me c’era un bellissimo prato fiorito.” Come può un luogo così bello, tanto da sembrare il paradiso, essere invece l’inferno?” mi domandai, sperando che i miei accompagnatori si fossero dimenticati di me. Preferivo rimanere nell’auto, ma i miei pensieri furono interrotti dal rumore dello sportello che si apriva: Daniele, l’unico volto che allietava quel terribile momento, mi porse la mano invitandomi a uscire. Mi avvicinai sfiorandogli le dita, ma lui serrò la presa con decisione, tirandomi a sé. D’impulso sollevai la nuca e incrociai i suoi occhi colmi di dolore. Il colore nero delle mie ballerine stonava con quello del prato, così come il mio vestito, così come il mio cappello, così come il mio cuore.
Quando mia madre accompagnava mio padre alle cene di lavoro, la guardavo prepararsi: indossava sempre un abito nero. La invidiavo, adoravo come si vestiva e adoravo quel colore, e non credevo che quell’occasione avrebbe potuto indurmi a odiarlo così tanto.
Chiusi lo sportello, afferrai il suo braccio e lo strinsi. La pioggia si faceva sempre più fitta, avvicinò l’ombrello verso di me lasciando la sua spalla scoperta. Era la mia unica speranza, quella che mi permetteva di andare avanti in una vita che detestavo e una presenza che non mi abbandonava, nemmeno per un istante. Mi mancava l’aria, la macchia nera che vedevo in movimento erano persone di cui conoscevo appena il nome, i bei colori del prato stingevano man mano che ci avvicinavamo alla folla. Ogni volta che qualcuno mi rivolgeva uno sguardo, una smorfia o mi dava una pacca sulla spalla, cercavo il volto del mio accompagnatore che, con i suoi grandi occhi marroni, riusciva a restituirmi un po’ di serenità.
Di fronte a me c’erano tre casse in legno scuro e zinco, adornate da corone fatte di fiori di tutti i tipi, ma io non ne percepivo i colori. Al contrario, gli odori arrivavano con una nota di vecchio, di stantio, come se troppa acqua li avesse fatti marcire. Avevo sperato di non arrivare mai a vederle, ma qualcuno non aveva ascoltato le mie preghiere; d’altra parte, perché avrebbe dovuto?
La cantilena del sacerdote mi martellava le tempie, non comprendevo le sue parole e nemmeno mi interessavano, ero come un calice che traboccava un cocktail mortale fatto di rabbia, apatia e profonda tristezza. Di quell’osceno sproloquio compresi solo la teoria secondo cui era Dio ad aver chiamato a sé la mia famiglia, questo significava che Lui mi voleva sola, triste e abbandonata, e questo non aveva senso. Sapevo che quegli eventi erano opera di una forza oscura, ma non osavo parlarne con nessuno, il mio equilibrio psichico avrebbe perso altri punti e quelli di partenza non erano molti.
Una parte di me era morta con loro, speravo che fosse solo un incubo e desideravo risvegliarmi nel letto della mia stanza, nella mia casa e con la mia famiglia. Nella mia testa, come un disco rotto, ripetevo: “Basta, basta, basta...”.
I genitori di Daniele lasciavano cadere la terra sul legno, sepolcro definitivo della poca felicità che mi era rimasta. Non smettevo di piangere, il figlio mi afferrò la mano e la strinse forte, come se volesse prendersi una parte del mio dolore. Mi voltai verso di lui: guardava insistentemente l’immagine dei suoi, non capivo cosa stesse provando, sembrava ipnotizzato, come se i suoi occhi fossero concentrati su di loro ma la sua anima vagasse altrove, lontana.
Il suo naso importante era puntato contro quella triste fotografia che avremmo portato con noi per tutta la vita. Non potevo continuare a osservare quella scena, mi voltai squadrando il suo viso di porcellana, appoggiai la testa sul suo petto e lui rimase immobile, sembrava soggiogato da qualcosa. Spaventata dalla sua reazione, sollevai il viso e gli sfiorai delicatamente la guancia; lui ricambiò il gesto e fece scivolare l’ombrello a terra per poi chiudermi in un forte abbraccio, quasi soffocante. Il mio cappello di raso fu strattonato da un’improvvisa folata di vento, lasciando liberi i miei lunghi capelli neri che si bagnarono in un attimo.
«Ce la faremo.» Mi sollevò il volto con un gesto delle mani.
Mi alzai sulle punte e risposi con un sorriso forzato.
Bruno, il padre, richiamò la nostra attenzione con un colpo di tosse, ci invitò a seguirlo, lo vidi allontanarsi; la copia identica di Daniele, con l’unica differenza che lui portava i lunghi capelli grigi raccolti in una coda.

Estratto

Cominciai a salire i gradini, lo sentii uscire dal portone. Arrivata in cima, mi pentii. Avevo il desiderio di sentire le sue labbra sulle mie, avevo bisogno del contatto con lui. Mi voltai e corsi giù per le scale guardando verso il basso. Senza accorgermene, mi scontrai con qualcuno: era lui.
«La devi piantare» mi rimproverò.
Arrabbiata, gli voltai le spalle, ma lui mi bloccò cingendomi con il braccio.
«Cosa? Devo piantare cosa?» Alzai la voce nel tentativo di nascondere l’ansia.
«Di provocarmi» mormorò avvicinandosi al mio orecchio.
Gemetti. «Altrimenti?» lo stuzzicai girando il capo verso il suo.
«Non mi fermo» rispose convinto.
«Allora non farlo.» Quelle parole uscirono dalla mia bocca senza alcun controllo.
Eravamo molto vicini, i nostri respiri si confondevano.


Guardandomi negli occhi si avvicinò ancora. Sfiorò le mie labbra, ma io mi ritrassi con molta cautela. Gli lanciai un’occhiata maliziosa, stavo giocando e lui lo aveva capito. Adesso, però, volevo le sue labbra. Mi avvicinai con decisione, ma mi ripagò con la stessa moneta. Il tempo dei giochi era finito. Feci una cosa che non avrei mai creduto possibile: lo afferrai per le spalle, lo spinsi al muro e lo baciai. Forse per dispetto, mi morse le labbra, facendomi staccare. Mi osservava con aria impaurita, come se di fronte avesse un’altra persona. Feci spallucce e avanzai ancora cercando le sue labbra, trovando, questa volta, pochissima resistenza. Sentii le sue mani percorrermi il volto, senza staccarsi. Con delicatezza, mi voltò ribaltando la situazione: adesso c’era la mia schiena contro il muro. Portai le mani sulla sua vita, percorrendo il suo dorso con la punta delle dita, fino ad arrivare alle scapole. Allargai i palmi attirandolo verso di me, cercavo il contatto con il suo corpo. I miei battiti si dispersero in ogni millimetro del mio essere, ero agitata, tremavo, mi girava la testa, non controllavo più nulla, mi sentivo come un’astemia alla sua prima sbronza, ma ne volevo ancora, ancora e ancora. Avevo un’irrefrenabile voglia di amarlo e di essere amata. Cominciò a baciarmi il collo, le mie ginocchia iniziarono a tremare e, per quanto volessi farle smettere, non ci riuscivo. Dei gelidi ma piacevoli brividi attraversarono tutto il mio corpo, partirono dalla punta dei piedi fino ad arrivarmi alla cima dei capelli. Sentivo freddo, poi caldo, sudavo, poi tremavo. Eravamo corpo a corpo, riuscivo a sentire i suoi battiti, veloci, esattamente come i miei, li sentivo battere all’unisono, creando una bellissima musica. Sentii una mano percorrere le mie gambe verso l’alto, gemetti cercando di non far troppo rumore. Il suo respiro mi attraversò la guancia, fin quando le sue labbra calde non ci si appoggiarono delicatamente sopra. Non mi ero mai sentita così, provavo emozioni smisurate: eccitazione, felicità, sgomento e paura, tutte insieme. Volevo fermarmi, ma non ci riuscivo. Non potevo controllare nessuna parte di me stessa, era come se la mia mente e il mio corpo fossero stati bruscamente staccati l’una dall’altro. Eravamo a contatto. Sentii le sue dita dentro di me. I nostri sguardi si incrociarono, il suo divenne serio. Le sue labbra sapevano di buono, erano bagnate, ma calde. Lasciai cadere le braccia lungo i fianchi, per poi stringere le sue. A ogni tocco delle sue dita, lo stringevo sempre più forte, mentre le nostre bocche giocavano armoniosamente l’una con l’altra. Ansimai ancora. Tolse delicatamente le dita, riportando la mano sul mio fianco, mentre con l’altra mi sfiorò la guancia, ormai diventata rossa e bollente. Deglutii. Ancora quello sguardo, serio, deciso, in cui vedevo tutta la sua passione per me. Sapevo che era giusto smettere, da un momento all’altro sarebbe arrivato qualcuno, ma io non volevo.
«Dobbiamo fermarci.» Si staccò da me.
Proprio in quel momento entrarono Daniele e mia sorella. Io cercai di ricompormi, ma era evidente che avevano capito.


Estratto

Eravamo nella piazza dell’Arciconfraternita dei trapassati, all’interno del Verano.
«Isabel, andiamo a vedere lì dietro, mi è parso di vedere qualcosa!» Elio indicò una grande roccia poco distante da lì.
Lei lo seguì.
Io e Samuel rimanemmo soli.
«Vi assomigliate!» osservò.
«Io e lei?»
Quell’affermazione mi sorprese.
«Sì, sembrate sorelle.» Continuava a guardarla attentamente.
«È una creatura strana, ha dei poteri e non è umana… sì, siamo simili.»
Nonostante la somiglianza, non avevamo alcun legame di parentela.
«Che hai?»
Notai una smorfia di dolore sul suo volto, si fece leva su un rudere per non cadere.
«Che hai!?»
Posai la spada a terra e cercai di sorreggerlo. Gli toccai la fronte, stava sudando freddo.
«Sto... bene» mormorò.
«Isabel!» gridai.
Mi cadde letteralmente sopra, perdendo i sensi. Il suo corpo era freddo.
«Isabel!!!» gridai ancora, cercando di liberarmi.
«Cazzo!» Elio corse verso di noi.
Lei, invece, era alle prese con uno spirito sotterraneo. Mi aiutò a spostarmi e a tirare su il corpo inerme di Samuel. Con un gesto delle mani gli toccai il collo: respirava ancora, ma i battiti erano molto deboli.
«Chiamo un’ambulanza!» Presi il telefono cellulare e avvertii Guido. «Vai ad aiutarla, cerco di aspettare io qui!»
Notai che Isabel era in difficoltà, quindi suggerii a Elio di tornare da lei. Era immobilizzata. La creatura, molto simile a un uomo, la teneva ferma per il collo impedendole di respirare. Le sue ali nere e sottili la tenevano sospesa a pochi metri dal suolo. Elio, con una mossa rapida, passò sotto le sue gambe, cercando di colpirlo sul ventre. L’essere se ne accorse e, per evitare il colpo, mollò la presa sulla ragazza, allontanandosi di qualche metro.
Toccandole la carotide, si accertò che lei respirasse. Fortunatamente, era ancora viva.
«Attento, ritorna all’attacco» bisbigliò lei con un filo di voce.
Elio stinse la spada e velocemente si sollevò da terra roteando alla sua destra. Senza esitazioni squarciò le braccia del demone, facendole cadere a terra. In lontananza sentii le urla della creatura.
Isabel si riprese e raggiunse il compagno, ma la terra cominciò a tremare sotto il loro piedi, prima una scossa lieve, poi sempre più forte. Le mura del palazzo iniziarono a creparsi, fino a sgretolarsi sopra le loro teste.
«Corri, via di qui!» Elio afferrò la mano della donna, ma una parete di fuoco frenò la loro fuga. «Cazzo, siamo bloccati!» gridò.
«Vieni, torniamo indietro!» Isabel lo tirò verso sé.
«Ma sei pazza? Crolla tutto» esitò lui.


«Non preoccuparti, so dove cadranno.» Giunse le mani e chiuse gli occhi per qualche istante. «Adesso!» urlò trascinandolo in uno slalom.
Il demone li inseguì, ma ebbe la peggio: fu schiacciato da uno dei massi.
Ero chinata a terra, stringevo la mano di Samuel; respirava a fatica. Da lì a poco sarebbe arrivato Guido con i soccorsi, ma la mia pace durò pochi istanti. Un dolore fortissimo, simile a quello di un’ustione, mi circondò il collo. Sentii mancarmi il respiro e, in pochi attimi, mi ritrovai sospesa. Le mie spalle erano ricoperte di lunghi capelli rossi, questa volta non erano i miei. La mia spada si materializzò tra le mani, impugnai il manico con la lama rivolta verso il basso. Istintivamente, con una torsione del braccio, sferrai un colpo. Mi liberai cadendo a terra. Nemmeno il tempo di rialzarmi che sentii bruciarmi la schiena, era nuovamente il demone che mi colpiva con la sua spada infuocata. Caddi a terra esausta. Credendo che fosse finita, con la coda dell’occhio lo vidi volare e scomparire tra gli alberi.
L’ambulanza portò via sia me che Samuel. Ero tramortita e l’ultima cosa che ricordavo, prima di perdere i sensi, era Elio che cercava di raggiungere il demone che mi aveva attaccato.


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Colonna sonora La bilancia dei Mondi divisi:

1.   Nirvana - Smells Like Teen Spirit
2.   Pearl Jam – Alive
3.   Oasis : I Will Show You 1992
4.   Blur - Song 2
5.   Alanis Morissette - Too Hot
6.   The Cranberries – Zombie
7.   The Smashing Pumpkins - Bullet with Butterfly Wings
8.   Skunk Anansie – Hedonism
9.   Jeff Buckley - Last Goodbye
10.                   Moby - Why Does My Heart Feel So Bad?
11.                   The Cure – Lullaby
12.                   Sleep Together – Garbage
13.                   Garbage - Only Happy When It Rains
14.                   Savage Garden - Truly Madly Deeply
15.                   Elisa - "Labyrinth"
16.                   Elisa - "Sleeping in your hand"
17.                   Fiona Apple – Criminal
18.                   Republica - Ready to Go
19.                   Sinead O'Connor - Nothing Compares 2 You
20.                   Nick Cave & The Bad Seeds/Kylie Minogue - Where The Wild Roses Grow
21.                   Jessica Simpson - I Wanna Love You Forever





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